Presepe

pastori del presepe-3

Pastori del presepe: a testimonianza che forse non tutto è perduto in questo mondo superbo e corrotto.

di Redazione

pastori del presepe-3

I pastori del presepe non sono figure solo cristiane, anche se indubbiamente nono esista nessun opera che ne rappresenti di più di quelli che noi ogni anno mettiamo sui nostri amati presepi. Lo stesso Cristo disse di essere il “Buon Pastore” e anche nell'antico testamento troviamo quest'epiteto per lo stesso Dio anche degli ebrei oltre che dei cristiani. Insomma la figura del pastore è quasi un topos culturale e religioso. Un luogo comune che però ogni volta rinnova il suo profondo significato. Uno scrittore non molto apprezzato dalla Chiesa Cattolica, ma amato da noi, scomparso pochi mesi fa, José Saramago, ebbe la “presunzione” di riscrivere il vangelo. Ovviamente il suo era e resta solo un'opera letteraria, ma la Chiesa comunque non ha gradito la trovata che egli intitolò:”Il Vangelo secondo Gesù Cristo”. Ebbene, questo libro può essere provocatorio per la chiesa, ma resta una grande opera. E nonostante si scosti dal credo cattolico di sicuro con esso ha in comune i pastori. Saramago ama i pastori al punto da farli diventare i personaggi principali dalla nascita alla morte del Cristo. Non solo Cristo è un pastore per lo scrittore, ma lo stesso Gesù ha come guida per il suo cammino un altro pastore. I pastori sul presepe e nella letteratura servono tantissimo alla nostra generazione: sono il nostro ultimo simbolo rimasto d'umiltà., quella che manca in quest'epoca di presunzione assoluta.

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Domande frequenti

  • Qual è il significato simbolico dei pastori nel contesto del presepe?
    I pastori rappresentano un potente simbolo di umiltà, valore fondamentale spesso assente nelle società moderne caratterizzate dalla presunzione. Nel cristianesimo, questa figura è centrale: Gesù stesso viene definito il "Buon Pastore" e, nell'Antico Testamento, tale epiteto è attribuito a Dio. La presenza dei pastori nei presepi non è solo decorativa, ma ricorda la semplicità e la purezza spirituale, fungendo da contrappunto etico alla complessità e all'arroganza del mondo contemporaneo.
  • Come viene trattata la figura del pastore nell'opera di José Saramago?
    Nell'opera letteraria "Il Vangelo secondo Gesù Cristo", José Saramago eleva i pastori a personaggi principali, accompagnando la narrazione dalla nascita alla morte di Cristo. A differenza della tradizione ecclesiastica, Saramago utilizza questi personaggi per esplorare la natura umana e divina in modo provocatorio. Nonostante le critiche ricevute dalla Chiesa Cattolica per la sua interpretazione non ortodossa, l'opera rimane una significativa riflessione letteraria che mantiene i pastori al centro della storia sacra.
  • Perché i pastori sono considerati un topos culturale e religioso?
    La figura del pastore costituisce un topos perché trasversale a diverse tradizioni spirituali. Oltre al Nuovo Testamento, dove Gesù è il Buon Pastore, l'Antico Testamento associa questo ruolo divino anche agli ebrei. Questa continuità storica e teologica conferisce alla figura un peso simbolico enorme, rendendola un archetipo universale di cura, protezione e guida spirituale, capace di rinnovare il suo significato profondo in ogni epoca storica.
  • Che rapporto c'è tra l'umiltà dei pastori e la società attuale?
    L'articolo evidenzia come i pastri siano rimasti uno degli ultimi simboli autentici di umiltà in un'epoca dominata dall'arroganza e dalla presunzione assoluta. In un mondo sempre più complesso e corrotto, la figura del pastore offre un modello di vita semplice e genuino. La loro presenza nei presepi serve quindi a ricordare ai fedeli e alla società civile il valore intrinseco della modestia e della vicinanza alle persone comuni.

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