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Le infiorescenza di plumbago sono note per la loro capacità di rigenerarsi anche dopo forti acquazzoni o violenti venti. Purtroppo la bellezza di questi fiori talvolta risente oltre che degli agenti atmosferici anche di piccole pecche dovute a chi le coltive. Se per esempio queste infiorescenze risultano poche e stentate, bisogna stare ben attenti alla possibile presenza sulla pianta di vecchie infiorescenze che risucchiano per sé tutti i nutrienti senza trarne beneficio e sottraendoli alle nuove che non riescono quindi a nascere. Per questo motivo è necessario che i fiori secchi vengano sempre potati, anche in estate quando la pianta è nel pieno del suo splendore. Nel caso invece in cui la pianta non fiorisce proprio, o fiorisce poco nonostante non vi siano vecchie infiorescenza, significa che il terreno è scarso di nutrienti e perciò bisogna fornirglieli. La forma in cui solitamente si forniscono nutrienti è liquida poiché in questo modo essendo già sciolti vengono assimilati prima dalla pianta. Da stare comunque bene attenti alle condizioni di luminosità.
Origini della plumbago
La plumbago è conosciuta anche come "plumbaggine" o, soprattutto "gelsomino azzurro". E' una pianta rampicante che non vanta però un fusto particolarmente vigoroso e che piuttosto velocemente può arrivare a misurare due metri d'altezza. L'origine è africana, i fiori si sviluppano a grappolo e somigliano parecchio a quelli del gelsomino, tranne per il caratteristico colore azzurro cielo. Uno dei punti di forza della plumbago è di certo la fioritura che si protrae dalla primavera fino all'autunno inoltrato. La ramificazione è scarsa, le foglie folte, di forma ovale e verde scure. I fiori si basano su una corolla da cinque petali ed hanno una lunghezza di circa venti-trenta centimetri. La plumbago vuole l'aria aperta ed è anche per questo che è generalmente considerata una pianta da giardino.