Rossi pennacchi estivi: il papavero comune
Un fiore ricco di storia, di cultura, di colori, sapori e profumi che vengono da tutto il mondo. Per tanti motivi, ci sono fiori che riescono da soli a racchiudere i tratti tipici di alcuni tra i paesi più grandi del mondo. Tradizioni, modi di concepire la natura, che si ritrovano unicamente in una variante floreale. Che può essere tranquillamente il papavero, perché quando si parla di questo fiore ci si trova di fronte a un coacervo di modi di pensare, abitudini e storie completamente diverse l’una dall’altra e tutte da scoprire. E’ spettacolare trovarsi di fronte a un esemplare di papavero e chiedersi come ha fatto questo fiore a sopravvivere agli anni adattandosi negli spazi dimenticati dall’uomo. A guardare la storia, la mitologia e il fatto che questo fiore faccia capolino in tantissime opere d’arte, dai libri alle tele alle poesie, verrebbe da mettere in discussione quello che ci dicono gli scienziati che lo hanno preso in considerazione. Il papavero è un fiore che cresce nei campi incolti, nei terreni abbandonati. Lo troviamo laddove la presenza dell’uomo è più rara ma non lontano dagli spazi urbani: per esempio, i campi di papavero più rigogliosi di Italia sorgono spesso a ridosso delle ferrovie. Si tratta di un fiore selvatico che tuttavia in cucina e in ambito farmaceutico ha sempre trovato un utilizzo estremamente ampio. In tutte le sue varianti: perché se è vero che il papavero più famoso è quello rosso è anche vero che in natura esistono altre due varianti, gialla e rosa, che sanno far parlare di sé.