Porro-29
La coltivazione di questo ortaggio si perde nella notte dei tempi, anteriore all'epoca egizia e romana. Di origine mediterranea, probabilmente del bacino di Levante, questa pianta erbacea biennale è stata alla base della nutrizione di moltissimi popoli, sia europei che arabi. La caratteristica alimentare di questa pianta è che viene scartata tutta la parte verde, mentre la parte bianca viene mangiata. In pratica la parte commestibile è il fusto, che in realtà è composto da una serie di foglie bianche e dure disposte a guaina. Nella parte superiore invece si sviluppano le foglie verdi e l'infiorescenza, un ombrello molto grande composto da moltissimi fiorellini bianchi molto piccoli. Il fusto ha un altezza che varia dai 40 agli 80 centimetri. Nella parte inferiore del fusto, interrato, si sviluppa invece un apparato radicale molto corto, composto da sottilissimi fili. Come pianta mediterranea preferisce questo tipo di clima, ma ha un ottima resistenza anche al freddo. Per il tipo di pianta sopra descritta è necessario un terreno leggero e fine, concimato non troppo in profondità, circa 25 centimetri, con letame maturo o compost ricco di elementi organici e minerali. La rotazione prevede una coltura ogni quattro anni non seguita o preceduta dalle patate o dai cavoli. Invece può convivere con le carote, alcune insalate e il finocchio. La moltiplicazione per semina deve avvenire a primavera inoltrata con temperature non fredde e una messa a dimora superficiale, con buche distanti tra loro una trentina di centimetri. Una volta maturo il porro viene raccolto, e questo può avvenire anche in inverno. Vanno però tagliate le foglie e la parte di guaina più esterna. Desidera buone innaffiature con particolare attenzione ai ristagni, che possono attaccare facilmente il delicato apparato radicale.