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Sovescio autunnale nell'orto biologico: quali semi usare

Aggiornato il 26 ottobre 20264 capitoli
Perché il sovescio autunnale conviene prima dell'inverno

Perché il sovescio autunnale conviene prima dell'inverno

Il sovescio autunnale parte da un vantaggio che in primavera non hai: il terreno è ancora caldo per il residuo dell'estate e le prime piogge danno l'umidità che serve alla germinazione. Semini quindi piante che non raccoglierai, nate per coprire il suolo e per essere poi tagliate e interrate a vantaggio dell'ortaggio successivo; nelle schede tecniche agricole la pratica si trova anche come concimazione verde o letamazione verde. Nei mesi freddi quella copertura lavora al posto tuo. Le radici tengono insieme la terra ed evitano che le piogge battenti dilavino la superficie, la vegetazione contrasta le infestanti perché occupa spazio e luce, e l'azoto nitrico resta trattenuto nelle piante invece di scendere in profondità con l'acqua. Se chiudi l'aiuola a novembre con il suolo nudo, a febbraio ti ritrovi crosta superficiale e nutrienti persi; con una coltura di copertura ritrovi un terreno vivo, da affinare in poche passate.

Leguminose: favino, veccia e pisello per l'azoto

La scelta dei semi dipende da cosa chiedi al terreno. Le leguminose sono le specie da cui partire se la parcella ospiterà in primavera ortaggi esigenti come pomodoro, zucchine, cavoli o peperoni: grazie ai batteri che vivono nei noduli delle loro radici fissano l'azoto atmosferico e lo rendono disponibile nel suolo. Per i cicli che restano in campo d'inverno le più usate sono il favino, la fava e la favetta, la veccia e il pisello proteico. Il favino è il più affidabile sul freddo: sviluppa molta massa fogliare, ha radice a fittone che apre il terreno anche negli strati profondi e, in condizioni favorevoli, fissa nell'ordine di 150-200 kg di azoto per ettaro. La veccia, villosa o sativa, ha portamento rampicante e si appoggia volentieri a una graminacea, formando un tappeto fitto. Tutte queste piante hanno un rapporto carbonio-azoto basso, intorno a 10-15 a 1, quindi si decompongono in fretta dopo l'interramento e cedono presto l'azoto: è il motivo per cui le trovi sempre nei miscugli pensati per una coltura successiva affamata.

Graminacee e brassicacee: struttura e biofumigazione

Accanto alle leguminose servono specie che lavorino sulla struttura e sulla sanità del suolo. Le graminacee, cioè segale, orzo, avena, frumento, triticale e loietto, producono molta biomassa e un apparato radicale fittissimo che frammenta le zolle e trattiene i nutrienti ancora in circolo; si decompongono però più lentamente, perché la loro fibra è più ricca di carbonio, e per questo vanno dosate e non usate da sole quando l'obiettivo immediato è nutrire. Le brassicacee aggiungono un effetto diverso. Colza, rafano oleifero e senape bianca rilasciano nel terreno sostanze che frenano funghi, nematodi e alcuni insetti dannosi del suolo: è la biofumigazione, utile nelle parcelle dove hai avuto problemi ricorrenti su solanacee o cucurbitacee. Un'avvertenza di rotazione: sono parenti di cavoli, broccoli e rape, quindi evita di seminarle dove l'anno seguente metterai gli stessi ortaggi, per non concentrare i patogeni della famiglia.

Comporre il miscuglio, seminare a spaglio e interrare a fine inverno

Nella pratica il miscuglio rende più della specie singola, perché radici di forma diversa esplorano profondità diverse e la sostanza organica che arriva al suolo è più varia. Per l'autunno funziona bene l'insieme di una leguminosa, una graminacea e una brassicacea, con le proporzioni spostate verso le leguminose se cerchi nutrimento rapido per l'ortaggio che segue, verso le graminacee se la parcella è povera di sostanza organica. Acquista semente da sovescio controllando la data sulla confezione e rispetta le dosi per metro quadro indicate dal produttore. Semina a spaglio su terreno pulito e appena affinato, interra i semi con una rastrellatura leggera e mantieni il suolo umido nelle prime due o tre settimane, perché l'emergenza è il momento più delicato di tutta la tecnica. Poi lascia fare all'inverno. A fine inverno, quando le piante sono in piena vegetazione e aprono i primi fiori, taglia o trincia la massa e interrala superficialmente, senza seppellirla in profondità: si decompone in presenza di aria e in poche settimane il letto di semina è pronto. Se preferisci non lavorare il terreno, lascia il materiale tagliato in superficie come pacciamatura e trapianta dentro quella copertura.

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