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Fico in inverno: come proteggerlo dal gelo

Aggiornato il 04 ottobre 20264 capitoli
Quando intervenire e cosa teme davvero il fico

Quando intervenire e cosa teme davvero il fico

Il fico in inverno entra in riposo vegetativo: perde le foglie e il legno maturo sopporta senza problemi le gelate leggere, mentre a soffrire sono i rami dell'anno, le piante giovani messe a dimora da poco e le radici dei soggetti in vaso. Il danno più comune non è la morte della pianta, che spesso ricaccia dal piede, ma la perdita degli apici dove si formano i fioroni, i frutti precoci che maturano a inizio estate sul legno dell'anno precedente. Per questo conviene organizzarsi prima dei primi freddi e non quando la gelata è già annunciata. Valuta la tua situazione con realismo: se vivi in una zona costiera o in pianura con inverni miti, a un fico adulto basta una buona pacciamatura al piede; se invece ti trovi in collina, in una valle dove ristagna l'aria fredda o in un giardino esposto a nord, programma una copertura completa della chioma. Il momento giusto è l'autunno inoltrato, quando la pianta ha lasciato cadere tutte le foglie ma il terreno non è ancora gelato: coprire un fico ancora in vegetazione favorisce muffe e germogli deboli, aspettare troppo espone i tessuti alle prime gelate notturne.

Preparare la pianta: potatura leggera, acqua e pacciamatura

Prima di qualsiasi copertura, prepara la pianta a passare l'inverno in buone condizioni. Già da fine estate sospendi le concimazioni azotate, perché stimolano getti teneri che non fanno in tempo a lignificare e sono i primi a gelare, e riduci gradualmente le annaffiature così che il legno indurisca. Dopo la caduta delle foglie elimina con un taglio netto i rami secchi, quelli malati e quelli che si incrociano verso l'interno della chioma: una struttura più ordinata si lega e si copre meglio, e lascia meno appigli a funghi e parassiti. Rimanda invece la potatura di formazione a fine inverno, perché ogni taglio ampio fatto ora resta una ferita esposta al gelo. Stendi poi al piede uno strato abbondante di pacciamatura, di una decina di centimetri, con paglia, foglie secche o corteccia sminuzzata, allargandolo almeno fino alla proiezione della chioma. Il materiale organico protegge le radici superficiali, che nel fico sono numerose, e tiene più stabile la temperatura del terreno; se il tuo suolo è argilloso e tende a ristagnare, evita di accumulare la pacciamatura contro il tronco, così la base resta asciutta e non marcisce.

Coprire la chioma: legatura, teli e gabbia di paglia

Con la pianta preparata, passa alla protezione della parte aerea, indispensabile per gli esemplari giovani e per chi coltiva il fico in zone dove le minime scendono con regolarità diversi gradi sotto lo zero. Raccogli i rami e legali dolcemente verso l'alto, in modo da formare una colonna: se la chioma è ampia, pianta un palo accanto al tronco e fissa a quello le branche principali. Avvolgi poi la colonna con più strati di tessuto non tessuto o di juta, i materiali che i vivaisti preferiscono perché traspirano, e lascia sempre la sommità aperta: l'umidità e il calore in eccesso devono poter uscire, altrimenti la condensa gela sui rami e fa più danni del freddo stesso. Dove gli inverni sono rigidi, costruisci attorno alla pianta una gabbia con rete metallica o con pali e rete da recinzione, e riempila di paglia o foglie secche fino a coprire i rami. All'esterno puoi aggiungere un telo di plastica o del pluriball come barriera contro vento e pioggia, ma solo come strato più esterno e mai a contatto diretto con il legno, perché la plastica non traspira e favorisce le muffe. Un secchio o un coperchio rovesciato sulla cima della colonna completa la protezione, tenendo fuori l'acqua senza chiudere del tutto il passaggio dell'aria.

Fico in vaso e rimozione delle protezioni in primavera

Il fico coltivato in vaso è più esposto, perché le radici non hanno la massa di terra del giardino a fare da isolante e il pane di terra può gelare per intero. La strada più semplice è spostare il contenitore, dopo la caduta delle foglie, in un locale fresco e non riscaldato come un garage, una cantina o una rimessa: in dormienza la pianta non ha bisogno di luce e si accontenta di una temperatura appena sopra lo zero. Bagna di rado, quanto basta a non far seccare del tutto il substrato, e controlla ogni tanto che non compaiano muffe. Se non hai un ricovero, accosta il vaso a un muro esposto a sud, sollevalo da terra con dei piedini e avvolgi il contenitore con pluriball o juta, pacciamando bene la superficie. A fine inverno, quando le notti non scendono più sotto lo zero in modo stabile, togli le protezioni per gradi: prima il telo esterno, poi la paglia e i tessuti, lasciando per ultima la pacciamatura al piede, che puoi anche mantenere tutto l'anno. Riporta i vasi all'aperto di giorno e rientrali la sera finché il rischio di gelate tardive è passato. Alla ripresa vegetativa osserva i rami: quelli anneriti e secchi vanno tagliati fino al legno sano, mentre dalla base la pianta tende a ricacciare con vigore.

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