Cosa fa il potassio al prato prima dell'inverno
La concimazione autunnale del prato con potassio ha uno scopo diverso da quella di primavera: non deve far crescere l'erba, ma renderla capace di sopportare il freddo. Il potassio regola l'acqua dentro le cellule e irrobustisce le pareti cellulari, così i fili d'erba e il colletto, cioè il punto in cui le foglie si innestano sulle radici, diventano più resistenti al gelo e alla disidratazione provocata dal vento invernale. Allo stesso tempo favorisce l'accumulo di riserve nelle radici, ed è proprio questa scorta che permette al tappeto erboso di ripartire con vigore a fine inverno. Un prato che arriva a dicembre con buone riserve di potassio soffre meno le gelate, si dirada meno e risulta meno esposto alle malattie fungine tipiche dei mesi umidi. Per questo i tecnici del verde la chiamano concimazione di preparazione al riposo vegetativo: il vantaggio lo vedi soprattutto a marzo, quando l'erba riparte compatta invece di presentare chiazze da ricostruire.
Perché in autunno l'azoto va ridotto
Se il potassio è il nutriente da esaltare, l'azoto è quello da ridurre in modo deciso. L'azoto stimola la produzione di foglie nuove, tenere e ricche d'acqua: a marzo è esattamente ciò che vuoi, ma a ottobre e novembre quella crescita verrebbe sorpresa dalle prime gelate e bruciata, lasciando il prato indebolito proprio quando dovrebbe rallentare. Un'erba spinta a vegetare fuori stagione consuma inoltre le riserve che dovrebbe accumulare nelle radici. Il concime autunnale si riconosce dal titolo riportato sulla confezione: i tre numeri indicano nell'ordine azoto, fosforo e potassio, e in un prodotto adatto a questa stagione il primo è basso e l'ultimo è il più alto. Se hai un avanzo del concime primaverile a rilascio graduale, non usarlo adesso: il suo apporto di azoto continuerebbe per settimane e lavorerebbe contro lo scopo della concimazione autunnale.
Quando intervenire: la finestra tra ottobre e novembre
Il momento giusto cade tra ottobre e novembre, quando le temperature si sono abbassate ma l'erba è ancora in attività e può assorbire i nutrienti. Il prato va nutrito quando lavora, non quando è fermo: se aspetti le gelate stabili, le radici non assimilano più e il concime resta inutilizzato o viene dilavato dalle piogge invernali. Nelle zone a clima mite la finestra si sposta verso la fine di novembre, mentre in montagna o nelle pianure soggette a brinate precoci conviene muoversi già nella prima metà di ottobre. Osserva il prato più del calendario: se cresce ancora e lo tagli ogni dieci o quindici giorni, è il momento buono. Questa concimazione completa quella di fine estate, fatta a settembre con un prodotto più ricco di azoto per la ripresa vegetativa; non fonderle in un'unica somministrazione, perché le due hanno funzioni diverse e il prato trae beneficio da entrambe.
Come distribuire il concime potassico senza errori
Prima di concimare, taglia il prato e rimuovi foglie cadute e residui, così i granuli arrivano al terreno e non restano sospesi sull'erba. Usa un carrellino spandiconcime, a caduta o centrifugo, e segui la dose indicata sulla confezione: per i concimi granulari a rilascio graduale si parla in genere di circa 20-40 grammi per metro quadro, ma il valore corretto dipende dal prodotto e dalla concentrazione degli elementi. Distribuire a mano porta facilmente a chiazze gialle da sovradosaggio accanto a zone rimaste scoperte. Dopo la distribuzione bagna abbondantemente per sciogliere i granuli e portare il potassio alle radici; se non piove nei giorni successivi, irriga per due o tre giorni. Evita di concimare su terreno gelato o imbevuto, perché in entrambi i casi il nutriente non viene assorbito. Se il prato è compatto e l'acqua ristagna, abbina all'intervento un'arieggiatura leggera: un terreno che respira sfrutta meglio il concime e arriva alla primavera con radici più profonde.





