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More senza spine: varietà e messa a dimora in autunno

Aggiornato il 04 ottobre 20264 capitoli
Cosa sono le more senza spine e perché conviene coltivarle

Cosa sono le more senza spine e perché conviene coltivarle

Le more senza spine non sono rovi selvatici addomesticati, ma cultivar inermi di Rubus fruticosus selezionate soprattutto in Scozia e nel nord-est degli Stati Uniti. I tralci, che i vivaisti chiamano polloni quando spuntano dalla base, sono privi di aculei e hanno un portamento semi-eretto o eretto, quindi la pianta si tiene in ordine su una spalliera e non tende a invadere l'orto come fa il rovo dei fossi. La differenza si vede anche nel frutto: le bacche sono più grandi, con un peso che spesso si aggira tra i 5 e gli 8 grammi, e il sapore è più dolce e profumato. Ci sono altri motivi pratici per preferirle. Si potano e si raccolgono senza guanti, cosa che le rende adatte anche a chi ha bambini in giardino. Sono autofertili, perciò un solo esemplare basta per fruttificare. Resistono a gelate intorno ai -10/-15 °C e si adattano a quasi ogni terreno, purché non trattenga acqua; se il tuo è pesante, valuta di alleggerirlo con sabbia e sostanza organica prima dell'impianto. Fruttificano sui tralci del secondo anno, un dettaglio che conta quando arriverà il momento di potarle.

Le varietà di more senza spine: Loch Tay, Loch Ness e Chester

La scelta della varietà serve soprattutto a decidere quando raccoglierai. Loch Tay, ottenuta in Scozia nel 2002, è la più precoce in commercio: matura circa una settimana prima di Loch Ness, ha frutti conici, sodi e di un nero brillante, ed è considerata la migliore da mangiare fresca appena colta. Loch Ness, selezionata sempre in Scozia nel 1987, è la cultivar di riferimento: maturazione medio-precoce, produttività elevata, bacche di pezzatura da media a grande con un gusto che ricorda la mora selvatica. Entrambe hanno portamento semi-eretto e vanno sostenute. Se vuoi allungare la stagione, aggiungi Chester Thornless, nata negli Stati Uniti nel 1985. È la più rustica e resistente al gelo, ha tralci eretti e robusti e matura tardi, con frutti tondi, consistenti e un po' aciduli che si conservano bene dopo la raccolta. Nei vivai trovi anche piante vendute semplicemente come mora senza spine, molto vigorose e a portamento eretto, consigliate a chi inizia perché poco esigenti. Con una precoce e una tardiva affiancate puoi raccogliere da luglio a settembre senza vuoti.

Messa a dimora in autunno: buca, distanze e sostegni

Le piante fornite in vaso si possono interrare quasi tutto l'anno, ma l'autunno, da ottobre fino ai primi geli, è il momento più favorevole: il terreno conserva ancora il calore dell'estate, le piogge riducono le irrigazioni e le radici hanno mesi davanti per assestarsi prima della ripresa vegetativa. Scegli una posizione soleggiata o a mezz'ombra, riparata dai venti freddi se vivi in collina, dato che la mora cresce bene fino a circa mille metri di quota ma soffre le correnti gelide durante la maturazione. Scava una buca larga e profonda almeno 40 centimetri, sbriciola la terra di scavo e mescolala con compost maturo; se il suolo ristagna, metti sul fondo uno strato di ghiaia. Sistema la pianta con il colletto a livello del terreno, riempi, compatta leggermente e bagna in abbondanza. Sulla fila tieni circa 70 centimetri tra una pianta e l'altra e almeno 2 metri tra le file. Prepara subito il sostegno: pali infissi a distanza regolare con tre fili orizzontali tesi, oppure una rete o un pergolato, così i tralci avranno dove appoggiarsi fin dalla prima stagione. In vaso serve un contenitore di almeno 26-30 centimetri di diametro con un buon drenaggio.

Le prime cure dopo l'impianto e la gestione dei tralci

Dopo la messa a dimora autunnale la pianta chiede poco. Stendi una pacciamatura di paglia o corteccia attorno al piede per proteggere le radici dal gelo e trattenere l'umidità, e bagna solo se l'inverno è asciutto. In primavera, quando i nuovi polloni cominciano ad allungarsi, legali ai fili con legacci morbidi distribuendoli a ventaglio, perché ricevano luce e aria: sono questi i rami che porteranno le more l'anno successivo. Nello stesso periodo distribuisci un concime organico e, con la bella stagione, irriga quando il terreno si asciuga, soprattutto in vaso. La raccolta cade tra luglio e settembre a seconda della varietà, e la mora è matura quando si stacca con una leggera trazione e il nero è diventato opaco, non più lucido. Finita la fruttificazione, taglia alla base i tralci che hanno prodotto, perché seccheranno comunque, e conserva i migliori tra quelli nuovi. Ogni anno rinnoverai così la spalliera senza grovigli e senza graffi, con una pianta che resta ordinata e facile da gestire.

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