Perché seminare le fave a ottobre e dove conviene farlo
La semina delle fave a ottobre è una delle operazioni più tradizionali dell'orto autunnale e ha un motivo preciso: la fava è una leguminosa che preferisce le temperature fresche e cresce bene durante l'inverno, mentre soffre il caldo e la siccità della tarda primavera. Seminando adesso, le piantine sfruttano le piogge di stagione e il terreno ancora tiepido per germinare in un paio di settimane, poi rallentano con il freddo e sviluppano soprattutto le radici. In primavera ripartono con un vantaggio evidente rispetto a una semina di febbraio e arrivano al raccolto prima, con baccelli più abbondanti e meno esposti agli afidi, che diventano molto attivi con il caldo. Valuta però dove vivi. Nel centro e nel sud Italia e lungo le coste, dove gli inverni sono miti, ottobre è il mese giusto e le piante restano in campo senza problemi. Nelle zone interne del nord o in collina, dove le gelate sono prolungate, la pianta rischia di arrivare alla fioritura con il freddo ancora intenso e i fiori possono bruciarsi. In questi casi conviene rimandare la semina alla fine dell'inverno, oppure seminare a ottobre solo se puoi coprire le file con un tessuto non tessuto nei periodi più rigidi.
Preparare l'aiuola: terreno, esposizione e concimazione
Prima di interrare i semi, dedica qualche giorno alla preparazione del letto di semina. La fava non è esigente, ma dà il meglio in un terreno di medio impasto, ben drenato e lavorato in profondità con la vanga, perché le radici scendono parecchio e i ristagni d'acqua invernali sono la causa più frequente di marciumi. Se il terreno è argilloso e pesante, alleggeriscilo con sabbia e sostanza organica e semina su prose leggermente rialzate che lasciano scolare la pioggia. Scegli una posizione soleggiata e riparata dai venti freddi, che piegano gli steli cavi e in primavera possono spezzarli quando sono carichi di baccelli. Sul fronte della concimazione, ricorda che la fava, come tutte le leguminose, fissa da sola l'azoto dell'aria grazie ai batteri che vivono nei tubercoli radicali. Non servono concimi azotati, che la farebbero crescere troppo tenera e appetibile per gli afidi: basta compost maturo o letame ben decomposto interrato durante la vangatura. Evita di seminare le fave dove l'anno prima c'erano altri legumi e sfrutta invece il terreno più fertile che lasciano per gli ortaggi estivi che seguiranno.
Come seminare le fave: profondità, distanze e postarelle
Arriviamo al momento della semina vera e propria, che per le fave si fa direttamente a dimora, senza passare dal semenzaio: il seme è grande, germina con facilità e la pianta non ama i trapianti. Puoi scegliere tra la semina a file, con i semi distanziati circa 15-20 cm lungo la riga, e la semina a postarelle, cioè piccole buche in cui si lasciano cadere due o tre semi insieme, distanziate tra loro di circa 20-25 cm. In entrambi i casi mantieni tra una fila e l'altra circa 60-80 cm, uno spazio che ti sembrerà eccessivo a ottobre ma che in primavera, con piante alte oltre un metro, servirà tutto per passare, sarchiare e raccogliere. Interra i semi a circa 4-5 cm di profondità, con l'ilo, il piccolo segno scuro sul bordo del seme, rivolto verso il basso: non è indispensabile, ma aiuta la radichetta a orientarsi subito. Se il terreno è asciutto, bagna il solco prima della semina piuttosto che dopo, così eviti la formazione di una crosta superficiale che ostacola l'emergenza delle piantine. Un ammollo dei semi in acqua tiepida per una notte accelera la germinazione, soprattutto con le varietà a seme grosso, e ti permette di scartare subito quelli che restano a galla perché vuoti.
Dalla semina al raccolto: cure invernali, sostegni e afidi
Dopo la semina il lavoro è poco, ma qualche attenzione nei mesi freddi incide sul raccolto di aprile e maggio. Le piogge autunnali bastano in genere a coprire il fabbisogno d'acqua, quindi irriga solo se la stagione è asciutta e il terreno si screpola. Quando le piantine hanno raggiunto una ventina di centimetri, rincalza un po' di terra alla base: le ancora meglio al suolo e protegge il colletto dal gelo. Nelle zone più fredde una pacciamatura di paglia tra le file attenua gli sbalzi di temperatura e frena le erbe infestanti, che altrimenti vanno tolte con sarchiature leggere. In primavera le piante si allungano rapidamente e, con le varietà alte, conviene tendere uno spago tra pali infissi alle estremità delle file per sostenerle. È anche il momento di sorvegliare l'afide nero, che si concentra sulle cime tenere: la cimatura, cioè la rimozione dell'apice del fusto quando i primi baccelli sono allegati, toglie all'insetto la parte che preferisce e indirizza le energie della pianta alla produzione. Raccogli le fave da consumare fresche quando i baccelli sono ancora turgidi e i semi teneri; se invece ti interessa il seme secco, lascia le piante in campo finché i baccelli anneriscono.





