Perché al Sud e sulle coste i piselli si seminano in autunno
Il pisello è una leguminosa che ama il fresco: vegeta bene quando le temperature restano tra i 10 e i 20 gradi circa e soffre quando il caldo estivo supera i 28 gradi. Per questo nelle regioni meridionali e lungo le coste, dove le gelate sono rare o durano poco, la semina autunnale dei piselli tra ottobre e novembre è la scelta più sensata: i semi germinano finché il suolo si mantiene sopra i 5-7 gradi, le piantine radicano con calma durante l'inverno e ripartono con vigore ai primi tepori, quando chi ha seminato a febbraio sta ancora aspettando le prime foglie. Il vantaggio più evidente è la raccolta anticipata, che arriva già tra fine marzo e aprile, con alcune settimane di anticipo rispetto alle semine di fine inverno. Le piante svernate hanno inoltre un apparato radicale più sviluppato, sopportano meglio i primi periodi asciutti di primavera e sfuggono in parte agli afidi, che nella bella stagione trovano una vegetazione già matura. Se vivi in zone interne con inverni rigidi, invece, rimanda la semina a febbraio o marzo: lì il freddo prolungato comprometterebbe le giovani piante.
Quale varietà di pisello scegliere per passare l'inverno
Riprendendo il discorso sulle temperature, la varietà va scelta leggendo con attenzione la bustina: per la semina autunnale servono piselli indicati come invernali o resistenti al freddo, perché non tutte le selezioni sopportano le notti umide di dicembre e gennaio. Tra le tipologie in commercio distingui i piselli nani, che restano intorno ai 40-50 centimetri di altezza e si accontentano di sostegni leggeri, i mezza rama, di taglia intermedia, e i rampicanti, che superano i 180 centimetri, richiedono una rete o delle canne ma ripagano con rese nettamente superiori. Nei climi più dolci, come le coste tirreniche e le isole, puoi provare anche i piselli mangiatutto, le cosiddette taccole, il cui baccello si consuma intero. Se l'orto è piccolo o coltivi in vaso sul balcone, i nani sono la scelta più comoda; se hai spazio per montare i tutori, i rampicanti ti daranno una raccolta più abbondante e scalare.
Preparare il terreno e seminare tra ottobre e novembre
Il terreno va preparato qualche settimana prima della semina: vanga in profondità, sminuzza le zolle e incorpora compost maturo o letame ben decomposto, mai fresco. Non aggiungere concimi azotati, perché i piselli vivono in simbiosi con i batteri del genere Rhizobium, che catturano l'azoto dall'aria e lo fissano nelle radici; un eccesso di azoto favorirebbe solo le foglie a scapito dei baccelli. Fai invece molta attenzione al drenaggio: i piselli temono i ristagni, che in un inverno piovoso portano al marciume dei semi, quindi se il suolo è argilloso o pesante prepara aiuole leggermente rialzate, le cosiddette baulature. Evita inoltre le parcelle dove negli ultimi anni hai coltivato altre leguminose, per limitare le malattie del terreno. Semina direttamente a dimora in solchetti profondi 3-4 centimetri, lasciando circa 5 centimetri tra un seme e l'altro e 50 centimetri tra le file; in alternativa puoi deporre i semi a postarelle di 2-3 per buca. Ricopri, compatta leggermente con il dorso del rastrello e bagna con moderazione solo per assestare il terreno. Poi sospendi le annaffiature fino alla comparsa delle prime foglioline: in autunno l'umidità naturale è quasi sempre sufficiente e l'acqua in più fa solo marcire il seme.
Sostegni, cure invernali e raccolta a fine marzo
Una volta nate le piantine, il lavoro durante l'inverno è poco ma va fatto al momento giusto. Per le varietà rampicanti e mezza rama installa subito una rete a maglia larga, intorno ai 10 centimetri, tesa tra due pali lungo la fila: i cirri, cioè i viticci con cui il pisello si aggrappa, la troveranno da soli e la vegetazione resterà sollevata da terra anche durante i temporali. Nelle giornate asciutte sarchia leggermente tra le file per tenere a bada le erbe infestanti e rincalza un po' di terra al piede delle piante, che così resistono meglio al vento e alle rare gelate notturne. Se è annunciata una gelata più intensa, copri la sera con un telo di tessuto non tessuto e toglilo al mattino. Le annaffiature in inverno sono quasi sempre superflue; riprendile con regolarità solo dalla fioritura, quando il baccello si forma e la pianta ha bisogno di acqua costante. Nelle zone miti la raccolta inizia tra fine marzo e aprile: cogli i baccelli quando sono pieni ma ancora teneri, passando spesso tra le file perché la raccolta frequente stimola nuove fioriture. A fine ciclo taglia i fusti al colletto e lascia le radici nel terreno, così l'azoto accumulato resta a disposizione dei pomodori o delle altre colture estive che seguiranno.





