Perché l'autunno favorisce l'attecchimento e in quale finestra intervenire
Piantare alberi da frutto in autunno significa affidare la pianta al terreno quando le condizioni le sono più favorevoli. Con la caduta delle foglie il melo, il pero, il susino e gli altri fruttiferi a foglia caduca entrano in riposo vegetativo: la chioma non chiede più acqua, mentre le radici continuano a lavorare finché il suolo resta sopra lo zero. Nei mesi che seguono la messa a dimora l'albero sviluppa quindi un apparato radicale che in primavera è già pronto a sostenere la ripresa, con un vantaggio evidente rispetto a un impianto fatto a marzo, quando radici e germogli competono per le stesse risorse. Le piogge stagionali, inoltre, riducono il bisogno di irrigare e la terra umida si assesta bene attorno alle radici. La finestra utile va indicativamente da fine ottobre a inizio dicembre, cioè dopo la caduta delle foglie e prima che il terreno geli in profondità. Scegli una giornata mite e asciutta: lavorare una terra impregnata d'acqua la compatta e soffoca le radici, mentre piantare con il gelo le danneggia. Se vivi in una zona con inverni molto rigidi, anticipa l'intervento a ottobre o rimanda a fine inverno; nelle regioni a clima mite, invece, puoi proseguire per tutto il periodo di riposo.
Scegliere la pianta in vivaio: radice nuda, vaso, portinnesto e impollinazione
Il buon esito dipende in gran parte da ciò che porti a casa dal vivaio. In autunno trovi i fruttiferi sia a radice nuda, cioè estirpati dal campo e venduti senza terra, sia in contenitore. Gli astoni a radice nuda di uno o due anni costano meno, si adattano in fretta e vanno piantati entro pochi giorni dall'acquisto, tenendo le radici umide e al riparo dal gelo. Le piante in vaso tollerano qualche settimana di attesa, ma controlla che le radici non girino compatte lungo le pareti del contenitore. In entrambi i casi osserva il punto d'innesto, il rigonfiamento alla base del fusto: deve essere ben saldato e privo di ferite. Valuta poi il portinnesto, che il vivaista sa indicarti: da quello dipendono il vigore e la dimensione finale dell'albero, quindi un portinnesto debole si addice a un giardino piccolo, uno franco a spazi ampi e suoli poveri. Preferisci varietà adatte al tuo clima, perché melo, pero e ciliegio hanno bisogno di un certo numero di ore di freddo invernale per fiorire bene, mentre gli agrumi soffrono le gelate. Informati infine sull'impollinazione: molte varietà di melo, pero e ciliegio dolce sono autosterili e fruttificano solo se nelle vicinanze cresce una varietà compatibile che fiorisce nello stesso periodo, mentre pesco e albicocco sono in genere autofertili.
Preparare la buca e mettere a dimora: profondità, tutore e distanze
Scegli una posizione soleggiata e riparata dai venti freddi, evitando gli avvallamenti dove l'aria gelida ristagna e le fioriture primaverili rischiano le gelate tardive. Tra un albero e l'altro lascia almeno tre o quattro metri, di più per noce, ciliegio e altre specie vigorose, così che le chiome crescano senza ombreggiarsi. Scava una buca larga circa il doppio del pane di radici e profonda quanto basta ad accoglierle senza piegarle; smuovi il fondo con la vanga per favorire il drenaggio e, se il terreno è argilloso e pesante, mescola alla terra di riempimento sabbia grossa e compost maturo. Il letame fresco va tenuto lontano dalle radici perché le brucia: distribuiscilo in superficie in un secondo tempo. Prima di collocare l'albero infila il tutore sul fondo della buca, sul lato da cui soffia il vento dominante, così da non ferire le radici in seguito. Sistema la pianta in modo che il punto d'innesto resti qualche centimetro sopra il livello del terreno: se viene interrato, la varietà innestata può emettere radici proprie e annullare l'effetto del portinnesto. Riempi a strati con la terra fine, compattala con delicatezza con il piede e forma attorno al fusto una conca che trattenga l'acqua. Lega l'astone al tutore con un legaccio morbido a otto, che non stringa la corteccia.
Le prime cure dopo la messa a dimora e cosa aspettarsi nel primo anno
Appena terminato il lavoro annaffia abbondantemente, anche se il terreno è umido: l'acqua serve ad assestare la terra attorno alle radici ed eliminare le sacche d'aria, più che a dissetare la pianta. Stendi poi uno strato di pacciamatura di paglia, foglie o corteccia attorno al colletto, lasciando libero il fusto, per isolare le radici dal gelo, conservare l'umidità e tenere a bada le erbe spontanee che in primavera farebbero concorrenza al giovane albero. Nelle zone fredde una rete attorno al tronco protegge la corteccia dai morsi di lepri e roditori, mentre una fascia di tessuto non tessuto ripara le specie più sensibili dagli sbalzi termici. Durante l'inverno controlla dopo i venti forti che tutore e legaccio tengano, e irriga solo se il periodo è insolitamente secco. Il taglio di formazione, che imposta la struttura dell'albero, rimandalo a fine inverno, poco prima della ripresa vegetativa, come spieghiamo nelle nostre pagine dedicate alla potatura. Nel primo anno togli gran parte dei fiori e dei frutticini: la pianta deve investire nelle radici e nella chioma, e un raccolto rinviato di una stagione si traduce in un albero più robusto e produttivo negli anni successivi.





